Si avverte stupore, sconcerto, inquietudine, paura per il periodo storico che stiamo vivendo. Con straordinaria velocità un processo di cambiamento distruttivo rimuove senza pietà conquiste sociali pagate a caro prezzo, si calpestano il diritto internazionale ed i diritti umani, le istituzioni internazionali preposte alla pace o alla salvaguardia ambientale non vengono interpellate come se non esistessero e facendo finta che non esistano problemi ed emergenze.
Si dimentica la storia. Guerre e conflitti non si controllano, scappano di mano.
Quello che si fa all’ambiente viene restituito con gli interessi. In Oriente si dice:
«Dio perdona, l’uomo qualche volta, la natura mai!»
È una specie di ubriacatura collettiva, che richiederà molto tempo per smaltirla, ed i cui effetti violenti e devastanti promettono di sovvertire completamente l’ordine precostituito.
Ma dove sono i ricercatori zelanti e le menti indagatrici?
Dove sono finiti gli uomini equi e imparziali?
Quali cause hanno condotto a questa situazione?
Chi oggi può essere la leadership morale di riferimento nell’attuale fase di caos e disordine mondiale?
Ci sono tre grandi emergenze planetarie che stanno sovvertendo il progresso della civiltà: le guerre, il riscaldamento globale e lo sviluppo dell’IA senza essere allineato con i nobili valori umani (rispetto, solidarietà, sacralità della vita, etc.).
Fermare guerre e conflitti è il primo passo per salvare l’Umanità e l’ambiente. Pace e ambiente sono beni imprescindibili, collegati fra loro. Guerre e conflitti sono insostenibili non solo per le perdite umane ed i danni ambientali, ma anche per le devastazioni ambientali e l’inquinamento che l’Umanità dovrà affrontare.
La pace mondiale è un lento processo da “dentro” verso “fuori”. Al centro vi è l’uomo con i suoi comportamenti. Il rispetto del prossimo, la moderazione nei consumi, la libera e volontaria condivisione delle risorse, la fratellanza universale, la solidarietà, il superamento dei conflitti, sono principi universali irrinunciabili per lo sviluppo di una civiltà mondiale, pacifica, equa, ecosostenibile.
Il principio base irrinunciabile è l’unità del genere umano. È necessario il riconoscimento universale, politico e giuridico dell’Umanità.
Per una pace duratura occorre un Tribunale Internazionale per la risoluzione di divergenze fra le nazioni. Come fra persone non si fa più il duello per risolvere offese e si va da un giudice, analogamente si dovrà ricorrere ad una Corte super partes e non fare più guerre.
Il percorso verso una pace mondiale permanente ed il disarmo universale può iniziare pertanto dai ricercatori zelanti e dalle menti indagatrici per arrivare ai popoli.
I grandi progetti di riforestazione, recupero di habitat devastati, disinquinamento, creazione di demani planetari per la protezione delle risorse naturali potranno essere attuati solamente se si riesce a fermare divisioni, genocidi, guerre e conflitti.
Questo è il momento di cercare di ricostruire le basi di una società con principi di etica universale, con scelte di coscienza, anziché di convenienza, valutando quelle che possano dare frutti di pace e unità, vantaggi per tutti, secondo criteri di equità e giustizia.
Certo, questo vuol dire cambiare rotta, andare controcorrente, lottare, sacrificarsi, eppure non sembrano esserci alternative se non si vuole affondare. Siamo tutti sulla stessa barca, o ci salva tutti o non ci si salva.
La medicina per l’Umanità malata e divisa, di questa epoca, è l’unione di tutti i popoli in una Causa comune ed una fede universale.
Per fede oggi si intende conoscenza consapevole – che è molto diverso dal semplice credere – e pratica di buone azioni.
Un’educazione ad una visione universale, inclusiva, olistica potrà dare vita ad una generazione più sana.
C’è la luce in fondo al tunnel nel quale siamo entrati, ma va cercata.







