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Introduzione

Ogni uomo è un pianeta complesso, unico e irripetibile. Le sue personali relazioni con lo spazio, con il tempo, con gli altri e con l’ambiente evolvono e cambiano fin dalla nascita confrontandosi di continuo con nuove esperienze ed emozioni, con gli accadimenti del mondo esterno, con le varie “stagioni” della vita. Siamo perciò chiamati ad un incessante adattamento, esteriore ed interiore, rispetto alle diverse variabili dell’esistenza terrena. L’adattamento richiede consapevolezza e una chiara visione anche prospettica della realtà, capacità di giudizio e di scelta, ma soprattutto è indispensabile il fattore “tempo”. Le trasformazioni epocali, planetarie della nostra era sono sempre più rapide e mettono di conseguenza in crisi la capacità di adattamento dell’uomo e del pianeta vivente stesso proprio perché riducono il fattore “tempo”. A fronte di una crescita esponenziale di conoscenze, di scoperte e di applicazioni sembra non corrispondere un aumento di benessere e un miglioramento qualitativo nelle relazioni con se stessi, con gli altri, con le istituzioni e con l’ambiente. Ovunque nascono problemi di ogni natura. Le emergenze planetarie incalzano e stanno assumendo una dimensione e una pressione superiore a quelle esercitate dalle normali difficoltà della vita di tutti i giorni. Nonostante le infinite e accattivanti proposte dei mass-media, l’individuo si sente spesso svuotato e povero di valori fortemente motivanti e capaci di dare un senso alla sua vita. Quando chiediamo a qualcuno “come va?” riceviamo risposte esaurienti su condizioni di salute, lavoro, tempo libero, ecc…; ma se la domanda è “come ti senti?”, intendendo lo stato interiore di chi ci sta davanti, capita spesso di riscontrare un po’ di disagio, se non un vero e proprio malessere. Definire le esigenze del corpo materiale è facile: ci aiuta la conoscenza a livello anatomico e fisiologico del corpo stesso. Più arduo è definire i bisogni a livello affettivo - relazionale che costituiscono l’ANIMA dell’essere umano. Vorrei qui definire il significato che attribuisco al termine ANIMA in questo contesto. È “l’ambiente” interno dell’uomo, l’habitat nel quale operano pensieri, sentimenti, percezioni, emozioni, intuizioni, creatività, tutte quelle facoltà che si manifestano e che operano per spazi e tempi diversi da quelli ordinari. Ciò nonostante l’unità dell’essere è indiscutibile: il “dentro” e il “fuori” sono due aspetti della stessa realtà da mettere in sintonia. Evidenziare le esigenze dell’anima, stilare una “carta” dei suoi diritti, individuare una “bussola” per l’orientamento, disegnare una “mappa” con percorsi di sviluppo nella conoscenza di sé, mi sembra un progetto pratico e operativo per rispondere alle sfide e alle esigenze che dovremo affrontare in questo Terzo Millennio. La drammaticità degli eventi a cui stiamo assistendo in questo segmento di storia umana fa vacillare tutte le false sicurezze costruite su un mondo considerato esclusivamente dal punto di vista materiale; nello stesso tempo ci spinge verso la ricerca di nuove sicurezze, modelli e valori da condividere. Tale necessità di ricerca e applicazione è sempre più pressante. La società che costruiamo è in fondo un riflesso della visione mentale e delle aspirazioni dei singoli, in quanto ogni cosa prodotta dall’uomo è stata prima concepita nel cuore e nella mente. La relazione fra i due piani, interno ed esterno, è biunivoca, si influenzano e si compenetrano a vicenda. Un’analisi sui comportamenti e sui fenomeni storici passa attraverso uno studio dell’essere, delle sue qualità, risorse e potenzialità. Indicatori supportati dalla ricerca scientifica nei vari campi del sapere (sociologico, psicologico, biologico, della fisica, ecc…), una volta riconosciuti, aprono la strada al conseguimento di mete e obiettivi verso una realizzazione personale e collettiva. Non intendo presentare verità assolute, ma considerazioni su cui meditare e confrontarsi per una ricerca più approfondita. La ricerca della verità è sempre suscettibile di una visione più ampia ed acuta. Ma credo che solo attraverso la condivisione dei diversi punti di vista e degli obiettivi si riesca ad avere una percezione più completa e una capacità operativa più determinante.

Marco Bresci

Pistoia, 2 agosto 2003