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Prefazione

Marco Bresci e Carlo Coronato giustamente notano che l’inizio del ventunesimo secolo contrassegna un periodo di trasformazioni radicali, con i pericoli e le sfide che le accompagnano. La globalizzazione sta integrando la produzione, il commercio, la finanza e la comunicazione, ma sta anche creando disoccupazione, allargando il divario nel reddito, e degradando l’ambiente. I benefici della crescita economica sono sempre più concentrati: centinaia di milioni di persone hanno uno standard di vita materiale più elevato, ma migliaia di milioni sono stipati in bidonville e favelas in un’abietta povertà all’ombra di un’ostentata e superflua ricchezza. Di conseguenza, enormi ondate di emigranti si spostano dalla campagna nelle città, e dalle regioni più povere a quelle più prosperose.
Nella loro applicazione pratica molte nuove tecnologie dimostrano di essere una spada a doppio taglio. L’uso sconsiderato di prodotti chimici nella produzione, il consumo e lo smaltimento inquina sia fiumi, laghi, e mari, che terreni agricoli e l'atmosfera. L’energia nucleare è una fonte illimitata di energia commerciale, ma pone un enigma irrisolto per quanto riguarda l’eliminazione delle scorie nucleari, lo smantellamento dei vecchi reattori e la sicurezza necessaria per prevenire la fusione della parte più interna del reattore nucleare a causa di incidenti o terrorismo. L’ingegneria genetica, sebbene abbia un favoloso potenziale di creare piante resistenti ai virus e ricche di proteine, di migliori allevamenti di bestiame, grandi riserve di proteine animali, e microrganismi capaci di produrre proteine e ormoni e di incrementare la fotosintesi, può anche distruggere la diversità e l’equilibrio della natura e produrre armi biologiche letali.
Le nostre reti globali di informazione sono perfettamente in grado di creare contatti e solidarietà fra gente vicina e lontana, ma rimangono dominate da gruppi di potere e servono gli interessi di una piccola minoranza mentre emarginano gli altri. Internet, la televisione e i mezzi di comunicazione elettronici e stampati sono sempre più commercializzati, andando incontro soprattutto alle richieste di coloro che hanno i mezzi per e il desiderio di accedere al mercato dell’informazione.
Queste minacce e sfide non sono aberrazioni momentanee di un mondo altrimenti stabile ma sono segni di una crisi permanente – una crisi della cultura predominante. Non possono essere superate mettendo in atto misure economiche e politiche basate sullo stesso modo di pensare che le ha generate. Esse richiedono una nuova mentalità, nuovi valori, un nuovo comportamento – una nuova cultura.
Quando una specie biologica è minacciata dall’estinzione, si trova davanti ad una scelta decisiva: o effettua un vitale mutamento, o si estingue. La strategia di sopravvivenza delle specie deve cambiare: il modo in cui i suoi membri si reagiscono all’ambiente e il modo in cui si riproducono. Dato che il comportamento nelle specie non umane è geneticamente codificato, questo cambiamento richiede una mutazione dell’insieme di informazioni genetiche. La situazione è analoga ma non esattamente la stessa per la specie umana. Quando l’umanità è minacciata dall’estinzione la scelta che deve affrontare è simile: anch’essa deve provocare un vitale cambiamento nella sua strategia di sopravvivenza, oppure imboccare la via dell’estinzione. Tuttavia mentre alcuni aspetti del comportamento umano sono geneticamente codificati, gli attuali tratti disfunzionali sono controllati volontariamente e le loro alterazioni non avvengono per mezzo dell’insieme di informazioni genetiche. Il complesso comportamentale che integra la parte critica della strategia umana di sopravvivenza è codificato culturalmente – è soggetto ai valori, a visioni mondiali, aspirazioni, e usanze di una critica massa di gente nella società. Un cambiamento appropriato alla strategia umana di sopravvivenza richiede un mutamento dell’insieme di informazioni culturali del genere umano – vale a dire, mutare la cultura predominante. Mutare l’insieme delle informazioni genetiche è un lungo processo che consiste di continui tentativi ed errori, con consecutive mutazioni esposte alle prove della selezione naturale. Per contrasto, cambiare l’insieme delle informazioni culturali può essere più veloce e più efficace. Non è necessario il caso fortuito di incappare in mutazioni che risultino idonee a sopravvivere e a riprodursi nell’ambiente; può essere consapevolmente pianificato e intenzionalmente sostenuto. La pianificazione consapevole e la promozione intenzionale di un mutamento culturale è diventata imperativa per la sopravvivenza umana nel ventunesimo secolo.
Il libro davanti al lettore tratta dell’attuale mutamento culturale necessario. Esso illustra una rigorosa ma obiettiva immagine dello stato attuale del pianeta, e discute il ruolo della tecnologia, delle imprese commerciali, e soprattutto dell’educazione e della spiritualità nel determinare cambiamenti positivi in esso. L’enfasi che gli autori pongono sullo sviluppo equo e sostenibile deve entrare a far parte del buon senso del ventunesimo secolo, tanto quanto la considerazione che tutti i cambiamenti significativi cominciano nei cuori e nelle menti degli uomini – nella creatività culturale alla quale fanno appello. E merita un’attenzione altrettanto seria l’importanza che qui si dà all’etica, alla religione e alla spiritualità
Possiamo ancora discutere sulla forma dell’organizzazione economica e politica che potrebbe portare il genere umano a un atterraggio morbido nel corso del ventunesimo secolo, ma una cosa è certa: l’attuale sistema organizzativo ha bisogno di essere sottoposto a trasformazioni basilari. E’ a questa trasformazione che “
Armonia tra Ambiente e Sviluppo nel Terzo Millennio dà un significante e gradito contributo.

Ervin Laszlo


Aprile 2001