ECONOMIA PER L’AMBIENTE


Nella figura vediamo lo shuttle decollare. Si vedono i due buster sotto le ali con propellente solido (le emissioni sono inquinanti) ed un serbatoio più grande sotto la fusoliera dello shuttle che contiene idrogeno liquido (tenuto a bassa temperatura e ad alta pressione). Tale idrogeno combinandosi all’ossigeno produce vapore acqueo. La combustione sarebbe perfettamente pulita se l’idrogeno fosse ottenuto con l’elettrolisi dell’acqua con energia proveniente da fonti rinnovabili. Invece questo idrogeno bruciato dallo shuttle è “sporco”, perché ottenuto con energia elettrica prodotta ad combustibili possibili o da centrali nucleari. È veramente un peccato, perché negli Stati Uniti ci sono deserti che potrebbero essere sfruttati per produrre idrogeno con l’energia fotovoltaica oppure con l’energia eolica lungo le coste atlantiche.
Anche aerei costruiti ad hoc potrebbero utilizzare come combustibile idrogeno allo stato gassoso, purché prodotto da fonti rinnovabili.
Adesso però lavoriamo di fantasia, immaginiamo di partire con lo shuttle. Dovremmo sottoporci ad un addestramento durissimo, fisico, mentale e psicologico. Tale addestramento sarebbe finalizzato alla sicurezza personale e dell’intero equipaggio per l’intera missione di volo attorno al pianeta Terra. Ci saranno infatti da superare delle prove molto dure: alla partenza l’accelerazione della navicella deve superare quella gravitazionale per entrare in orbita. Il fisico deve essere stato abituato all’assenza di gravità con esercizi particolari e con esperienze in macchine che giurano attorno ad un asse per riprodurre una forza centrifuga simile a quella al momento del decollo. Molte altre esperienze fanno parte dell’addestramento, come pure l’apprendimento di scienze ed abilità che possono servire a bordo.
Ci sono poi test psicologici e di sopportazione. Per esempio se un aspirante astronauta è depresso e violento potrebbe essere un potenziale suicida.
Questi sono i preparativi umani. Poi ci sarebbero gli altri, quelli che riguardano la navicella, per garantire la sicurezza alla partenza, in volo ed al rientro. Tutte le apparecchiature vengono testate più volte fino alla partenza per verificare la loro funzionalità.
Fra i preparativi ci sono le provviste, il carburante per il volo, le riserve di cibo, di acqua, di ossigeno, di energia, di materiali e di attrezzature di riserva per risolvere qualche problema o imprevisto (come escursioni fuori dalla navicella nello spazio per riparare qualche guasto), tutto calcolato per il tempo della missione, più qualche giorno di comporto, da prevedere nei casi in cui le condizioni meteo a terra fossero avverse in entrambe le piste abilitate all’atterraggio degli shuttle, ovvero sia a Cape Canaveral che a Houston.

Adesso dal sogno di volare scendiamo a terra, ritorniamo nella nostra dimensione abituale. A terra, sulla
Terra, il nostro pianeta, unico pianeta abitabile per l’umanità, che viaggia nello spazio siderale insieme agli altri pianeti del sistema solare. La Terra è un’astronave, anzi una bioastronave, l’unica che abbiamo a nostra disposizione. L’equipaggio della bioastronave è l’umanità.
Vista dallo spazio la Terra è affascinante, per i colori delle nuvole dei mari , delle terre emerse.



Si vedono grandi superfici e l’illusione è che anche l’atmosfera sia molto spessa… ma quanto misura? Immaginiamo di prendere un mappamondo, quella è la nostra astronave, con un diametro equatoriale di oltre 12.757 km.

A quanto arriva l’atmosfera? Poco più di 10 km.

Gli scalatori che scalano l’Everest senza maschera di ossigeno, alto oltre 8.000 m, rischiano di compromettere il loro cervello, l’organo che consuma più ossigeno, e già a quella quota è estremamente rarefatto.

Il rapporto tra lo spessore dell’atmosfera ed il diametro della Terra è dunque circa un decimo di millesimo.

Come si potrebbe visualizzare questo rapporto? Se sopra il mappamondo stendiamo un foglio di carta, lo spessore del foglio è in scala lo spessore dell’atmosfera. Le belle nuvole che vediamo dallo shuttle sono come spiaccicate sul pianeta. Cosa significa questo?
Che l’atmosfera è piccola, molto limitata, infinitesima, rispetto alla bioastronave Terra. Si fa presto perciò a contaminarla!


Investire sull’ambiente è remunerativo sul piano economico


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Si potrebbero calcolare i costi, i ricavi a medio/lungo termine, i risparmi, fatti sui costi dovuti ai danni sociali, sanitari ed ambientali.

- L’investimento in fonti rinnovabili è remunerativo sul piano della produzione di energia (la quantificazione dipende dal prezzo del petrolio, per cui varia), ma soprattutto in termini di meno CO
2 immessa nell’atmosfera e quindi di minori danni ambientali prevedibili.
Il valore di qualsiasi fonte di energia rinnovabile (come per esempio complessi ed estesi impianti solari che, grazie all’enorme disponibilità, potrebbero garantire per millenni la produzione di energia per tutta l’umanità), diviene automaticamente troppo “costosa”, se valutata in denaro (anziché intermini energetici), rispetto a quella dei combustibili fossili (petrolio, carbone, metano). In questi ultimi non vengono valutati i danni sanitari, sociali ed ambientali, nonché i ricarichi dovuti ai costi immorali (costi fittizi, speculazioni, incette, ecc…) che, se conteggiati, renderebbero il valore delle rinnovabili molto più conveniente anche dal punto di vista economico. È necessario introdurre l’etica nell’economia e nella gestione delle risorse.



A quanto ammontano i costi per i danni all’ambiente?


Uno studio, condotto dai ricercatori dell’Università della California, di Berkley, rivela che i danni ambientali causati dai Paesi industrializzati ammontano a più di 1,8 trilioni di dollari.
Fonte:
http://www.radiomundoreal.fm/rmr/?q=it/node/24578

Proviamo a scriverlo. Sono 1.800.000.000.000 $ americani, condensando si può scrivere 1,8 x 10
12.
Con la parità $/Euro di circa 1,3 (primi di febbraio 2009) la cifra non si riduce di molto se la convertiamo in euro:

1,38 x 1012 € = 1,38 000.000.000.000 Euro

Se vogliamo invece l’equivalente in lire dovremo aggiungere altri tre zeri:

(1936 lire / €) x 1,38 x 10
12 € = 2,67 x 1015 lire =

= 2.670.000.000.000.000 lire .

Possiamo permetterci un danno di queste proporzioni?

Almeno per certi versi, le nazioni ricche si sono sviluppate a scapito di quelle povere e, in effetti, sono in debito nei confronti di quest’ultime” ha detto al giornale britannico The Guardian, il Prof. Richard Norgaard, l’economista che ha condotto le ricerche.
In sostanza i Paesi industrializzati hanno un debito ecologico, climatico, energetico e sociale nei confronti dei Paesi poveri, ricchi di materie prime.
The Guardian riferisce che gli esperti hanno utilizzato i dati forniti dalla Banca Mondiale e dal Millennium Ecosystem Assessment (Valutazione degli Ecosistemi del Millennio) delle Nazioni Unite per esaminare le cosiddette “esternalità ambientali (negative)” ossia i costi che non sono contabilizzati nei prezzi pagati per i beni, ma che riguardano il danno ecologico correlato al loro consumo. Hanno calcolato i costi ambientali derivanti dai consumi dei Paesi a basso, medio e alto reddito, all’interno delle loro frontiere e all’estero, per il periodo dal 1961 al 2000.
Secondo quanto emerge dalla ricerca, le enormi differenze nei consumi causano una disparità enorme tra i Paesi ricchi e quelli poveri per ciò che riguarda la responsabilità dei danni ambientali inflitti alla Terra.
Gli autori dicono che l’alto tenore di vita dell’Occidente viene mantenuto anche grazie agli immensi, e non riconosciuti, debiti ecologici che ha accumulato con i Paesi in via di sviluppo”, scrive The Guardian.
Tuttavia, l’indagine avrebbe chiarito meglio i danni ambientali causati dal mondo industrializzato e i suoi costi se avesse considerato tutte le attività umane.
L’analisi è stata incentrata sulle emissioni di gas ad effetto serra, la diminuzione dello strato dell’ozono nella stratosfera, l’agricoltura, la deforestazione, il depauperamento delle risorse ittiche e la conversione delle paludi a mangrovie in allevamenti di gamberetti.
Sembra, ad esempio, che gli esperti non abbiano considerato, nella loro indagine, la ricerca e lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi o l’attività mineraria.
I Paesi sviluppati dovrebbero pagare i costi del debito climatico, ambientale e sociale che hanno contratto con i Paesi in via di sviluppo.

- Fonte:
http://www.radiomundoreal.fm/rmr/?q=it/node/24578

- Cfr. anche “Commissione Internazionale per il Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, Manifesto sul Cambiamento climatico e il futuro della sicurezza alimentare.



È possibile desumere un quadro della situazione dei danni provocati dal petrolio da quanto segue.

“C'è una leggenda che dice che uno sviluppo infinito, persino proficuo, è possibile, che come società e come individui possiamo consumare più di quanto il nostro ambiente produce, che possiamo estrarre lavoro e risorse ‘altrove’”. I nostri esempi su come utilizzare il petrolio derivano da questa leggenda. La maggior parte degli americani usa energia e crea inquinamento a un ritmo che le nostre comunità e il nostro pianeta non sono in grado di sostenere. Gli ‘altrove’ dai quali dipendiamo per estrarre risorse e disfarci dell'inquinamento sono posti reali sulla mappa – per la maggior parte comunità di minoranze etniche a basso reddito in questo paese e all’estero. Ma il vero costo del petrolio è troppo alto da sostenere. Dai costi politici, sociali e umani per cercare terra e forza lavoro economiche, ai costi ambientali e sanitari dell’estrazione e della combustione di un combustibile tossico, non rinnovabile, alla distruzione causata dalla guerra e dal militarismo – il prezzo che paghiamo per avere un'economia satura di petrolio è più di quanto nessuno di noi possa permettersi. Un mondo migliore è possibile!

Non esiste angolo al mondo che non sia stato colpito dagli effetti dell’estrazione e dell’uso del petrolio. Molti effetti negativi sono ben documentati, come il riscaldamento globale, la distruzione dell’habitat naturale e i conflitti politici per l’approvvigionamento di petrolio. Ma l’economia petrolifera si estende spesso in modo poco evidente in molti altri aspetti della vita del nostro pianeta. Il petrolio, usato per il trasporto, l’industria e l’agricoltura meccanizzata, è la spina dorsale della globalizzazione. Le istituzioni per il commercio globale, come l'OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio), lavorano in stretta collaborazione con le compagnie petrolifere, mentre le forze armate procurano il sostegno per proteggere questi interessi. Esaminate questa mappa per scoprire i legami tra la militarizzazione mondiale, il razzismo ambientale e la dislocazione delle popolazioni indigene, come anche le conseguenze tossiche dell’estrazione, l’uso e l’eliminazione delle materie plastiche e petrolchimiche.



1. Alaska – Il malfamato versamento di petrolio della Exxon Valdez nel 1989 contaminò oltre 700 miglia di litorale e, come conseguenza, devastò l’ecosistema. Il versamento della Valdez può essere svanito dalla memoria pubblica, ma rimane il fatto che alcune specie naturali non si sono ancora ristabilite. Dagli anni ‘70, l’estrazione di petrolio greggio dal North Slope in Alaska si è risolta in una miriade di problemi ambientali, tra cui una media di almeno un versamento di petrolio al giorno, l’emissione di circa 24.000 tonnellate di gas metano (che contribuisce al riscaldamento globale), il frastuono derivante dall’indagine sismica che ha causato migrazioni di balene polari e la costruzione di strade e industrie minerarie che interrompono il corso dei fiumi, avendo un impatto negativo sui pesci e la natura. Come le popolazioni indigene di tutto il mondo, i Gwich’in si sono opposti a questa distruzione dei sistemi naturali dai quali dipendono. Oltre a dover sopportare gli effetti delle attuali attività, il North Slope affronta la costante minaccia di una futura espansione, inclusi i tentativi di aprire l'Alaska National Wildlife Refuge alla trivellazione.
Fonte: Alaska Wilderness League.

2. Washington D.C. – Gli effetti dell’industria petrolifera sulla politica statunitense sono difficili da ignorare. Il presidente Bush Junior fondò la propria compagnia petrolifera negli anni ‘70, e lui e la sua famiglia hanno legami con numerose imprese petrolifere del Texas. Questi legami fruttano in politica. Nelle elezioni del 2000 Bush ricevette importanti contributi finanziari dalle compagnie energetiche e dal settore automobilistico. Il governo di Bush conteneva un numero record di “persone del petrolio”. Il vice presidente Cheney lasciò l'amministrazione di Bush Sr. per andare a dirigere a Dallas, in Texas, la più grande compagnia di servizi petroliferi del mondo, la Halliburton. Dal 1992, la Halliburton ha contribuito con 1,6 miliardi di dollari americani alle campagne dei politici legati a Washington. Il consigliere alla sicurezza nazionale Condoleezza Rice ha passato un decennio nella Commissione del gigante petrolifero Chevron Corporation, un servizio che le ha fatto guadagnare l’onore di avere su una delle sue superpetroliere il nome "Condoleezza Rice ”. Nel frattempo, Gail Norton, segretario degli interni, ha sostituito i quadri dell’ufficio rappresentanti i parchi nazionali con una foto di una torre di trivellazione petrolifera al largo della costa americana.
Fonte: Project Underground.

3. Cancer Alley - “Il viale del cancro” è una zona tossica che si estende per 80 miglia lungo il Mississippi tra New Orleans e Baton Rouge, dove oltre 100 raffinerie petrolifere, stabilimenti petrolchimici e altre industrie inquinano l'aria, la terra e l'acqua. La produzione di PVC, la fabbricazione di vinile e la lavorazione agricola con prodotti petrolchimici sono aspetti dell'industria petrolifera mondiale che vengono spesso ignorati. Come per l'estrazione di petrolio e le industrie navali, sono le minoranze etniche e le comunità a basso reddito che sostengono l'urto dell'inquinamento tossico. Uno studio ha dimostrato che l’80% dei residenti di Cancer Alley ha problemi respiratori. Ma i residenti – spesso guidati dalle donne più anziane – si stanno organizzando per opporsi al razzismo ambientale. Dai piccoli gruppi rurali che presentano cause contro gli inquinatori, ai programmi studio universitari, alla prima agenzia governamentale su scala statale che ha a che fare con problemi di giustizia ambientale, tutti chiedono che l'industria petrolchimica sia ritenuta responsabile verso le comunità che avvelena.
Fonte: Chatham College, Women’s Environmental Leadership and Legacy

4. Messico – Quando la NAFTA (Il Trattato di Libero Commercio del Nord America) entrò in vigore nel 1994, le norme ambientali, quelle sulla sicurezza e sul lavoro sono diventate argomento di sfida quando interferiscono col “libero commercio”. L’Accordo contemplava l’apertura della frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti all'attraversamento dei tir, ma le norme statunitensi per lo scarico del diesel non potevano essere applicate alle società di trasporto messicane. Gli Stati Uniti ritardarono l’apertura della loro frontiera e una controversia NAFTA tra il Messico e gli Stati Uniti è persistita fino a quando il presidente Bush non ha firmato un ordine esecutivo che permetteva ai trasporti internazionali di partire senza tenere in considerazione le norme ambientali.

5. Ecuador – In Ecuador, come in molti paesi, l’estrazione di risorse viene promossa da prestatori internazionali come soluzione al debito estero. L'Ecuador copre l'80% dei pagamenti per il debito estero con le entrate del petrolio. Per tenere alte queste entrate, il governo sta spingendo verso nuove frontiere petrolifere nelle terre indigene, causando la distruzione di ecosistemi e la sofferenza delle comunità che vi abitano. Le compagnie petrolifere sfruttano le risorse senza pagare le tasse, estraendo petrolio e profitti per gli investitori stranieri e lasciando l'Ecuador inquinato. Tra il 1971 e il 1991, la Texaco ha estratto più di 1,5 miliardi di barili di petrolio dal Rio delle Amazzoni ecuadoriano. Per risparmiare milioni di dollari, la Texaco ha semplicemente scaricato i rifiuti tossici delle sue attività nei fiumi fino ad allora incontaminati, nei ruscelli e nei terreni paludosi, ignorando le norme industriali. Le attività petrolifere della Texaco hanno devastato uno dei posti più fragili dal punto di visto biologico sulla terra; 2,5 milioni di acri di foresta pluviale sono andati perduti. Adesso gli attivisti ecuadoriani si sono uniti alle persone colpite dalle attività della Chevron - Texaco in Nigeria e a Richmond, in California, in una campagna internazionale per chiedere che la compagnia ripulisca la zona e paghi i danni.
Fonte: Amazon Watch, Project Underground .

6. Colombia – Per decenni la Colombia è stata tormentata da guerre che spesso si intrecciano con le ricerche di petrolio. Ecco un esempio: nel 1996, la British Petroleum (BP) ha pagato 60 milioni di dollari americani al Ministero della Difesa della Colombia. In cambio, l'esercito era d'accordo nel fornire soldati per monitorare la costruzione di un oleodotto che avrebbe accelerato il trasferimento del petrolio greggio (e enormi profitti) sulla costa. La BP fornì l’addestramento per i soldati attraverso una società privata di “sicurezza” inglese chiamata Defense Systems Limited. Secondo un rapporto commissionato dal governo colombiano, la BP ha collaborato anche con i soldati locali in rapimenti, torture e omicidi. La BP ha raccolto foto e video di popolazioni locali che protestano contro le attività legate al petrolio, da consegnare poi alle forze armate colombiane, che quindi arrestavano o rapivano i dimostranti. La “Guerra alla Droga” del governo americano ha anche facilitato la ricerca e l’estrazione di petrolio in Colombia. La nebulizzazione aerea di vaste aeree con sostanze chimiche defolianti altamente tossiche, loro stesse prodotto dell'industria petrolchimica, distrugge i raccolti di cocaina, ma libera anche ampie aree per la ricerca del petrolio. Gli abitanti si stanno opponendo a questa distruzione. Gli indigeni U'wa recentemente hanno conseguito diversi successi nella lotta non violenta che hanno condotto per 10 anni al fine di proteggere la loro terra dalla gigante multinazionale Shell Oil.
Fonte: Project Underground



7. Antartide – Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’accelerato cambiamento climatico del mondo – risultato della combustione di combustibili come il petrolio e degli scarichi industriali associati all'estrazione e alla raffinatura del petrolio – ha già cominciato a verificarsi. Un risultato di questa tendenza è lo scioglimento del permafrost ai poli, con conseguente innalzamento del livello del mare, che può inondare città ed ecosistemi nelle zone costiere. Gli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l'organismo delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici, chiamano questa tendenza “un non intenzionale, incontrollato, globalmente diffuso esperimento le cui massime conseguenze potrebbero essere seconde solo a una guerra nucleare mondiale”. Una soluzione a lungo termine per il problema del cambiamento climatico richiederà una transizione globale lontana dai combustibili fossili.
Fonte: Greenpeace, Rainforest Action Network.

8. Spagna – Il 19 novembre 2002, la petroliera Prestige si spaccò in due e affondò al largo della costa spagnola. La nave trasportava 77.000 tonnellate di carburante. Gli ecologisti temono che la ventiseienne Prestige sia una bomba ad orologeria ambientale a riposo a circa 130 miglia dalla costa spagnola e a 2 miglia sotto la superficie. Il disastro non solo minaccia la natura e la salute pubblica, ma devasta anche i pescatori locali. È improbabile che le compagnie petrolifere se ne assumano la responsabilità. “L'industria petrolifera non trascura nessuna opportunità di nascondersi dietro una struttura legale così complessa che la responsabilità delle loro azioni diventa quasi impossibile da far osservare” dice Ian Wilmore dei Friends of the Earth.
Fonte: Earthjustice, Project Underground.

9. Nigeria – Dagli anni ‘60, le trivellazioni nel delta del Niger hanno causato centinaia di versamenti di petrolio all'anno, come anche grosse eruzioni di gas provenienti dalle attività di estrazione. Migliaia di Ogoni e altre popolazioni indigene del delta del Niger sono stati massacrati dall'esercito e dalla polizia nigeriana dopo aver protestato contro la distruzione causata dalle estrazioni petrolifere. Le compagnie petrolifere come la Shell e la ChevronTexaco sono strettamente collegate col brutale regime del governo. Le compagnie pagano al governo una certa somma per ottenere i diritti di trivellazione, in cambio forniscono all'esercito armi, addestramento e braccia. Ciononostante, la resistenza è forte. Nel 2002, migliaia di donne delle comunità dello Itsekiri, Ilaje e Ijaw si unirono per chiedere giustizia economica e ambientale. Occuparono le strutture della ChevronTexaco e chiesero di porre fine all'inquinamento, di ottenere il risarcimento economico dei danni, il sostegno per lo sviluppo economico del loro paese e posti di lavoro per i propri figli. Le donne incontrarono una violenta repressione, ma riuscirono a ritardare le attività della ChervronTexaco, arrivando a negoziazioni e concessioni da parte della compagnia.
Fonte: Project Underground.

10. Il centro dell’agricoltura – Dai fertilizzanti derivanti dal petrolio, pesticidi e buste di plastica fino al trasporto e alla refrigerazione, il nostro sistema alimentare dipende dall'enorme consumo di combustibili fossili, soprattutto petrolio. Circa il 17% di tutta l’energia utilizzata ogni anno in questo paese, va nella coltivazione, lavorazione e distribuzione di cibo. Per soddisfare i bisogni alimentari primari degli undici miliardi di persone che dovrebbero vivere nel 2040, avremo bisogno di triplicare l'approvvigionamento alimentare mondiale. Facendo questo con gli odierni metodi convenzionali, gli esperti stimano che ci vorrà un aumento del 1.000 per cento dell'energia totale utilizzata nella produzione alimentare. Anche se riuscissimo a tollerare il riscaldamento globale e l'inquinamento che ne deriverebbe, semplicemente questo non può accadere – non c'è nessun posto al mondo in cui ci sia abbastanza petrolio da permetterlo. I metodi dell'agricoltura sostenibile, compresa la produzione locale e organica, insieme a cambiamenti in un alimentazione non più basata sullo sfruttamento delle risorse e su cibi altamente proteici, costituiscono l'unica reale soluzione.

11. Afghanistan – Nel nord dell’Afghanistan, sulle coste orientali del mar Caspio, si trovano alcuni dei più ricchi giacimenti naturali di gas e petrolio del mondo. Nel 1996, un consorzio guidato dall’Unocal avviò delle negoziazioni col governo Talebano per costruire un gasdotto naturale attraverso il paese, ma non riuscirono a raggiungere un accordo. Abbastanza convenienti per le compagnie petrolifere statunitensi, gli attacchi USA sull'Afghanistan nel 2002 hanno portato a un cambiamento nella direzione del paese. Il nuovo presidente afgano, Hamid Karzai, un ex consulente dell'Unocal, da allora fa pressioni per ciò che lui chiama il “gasdotto per la pace”.
Fonte: EurasiaNet.org, HiPakistan.com.

12. Arabia Saudita – Essendo il paese con le più grandi riserve petrolifere del mondo, le lotte interne dell'Arabia Saudita riflettono le pressioni conflittuali dell'economia petrolifera. Dato che l'industria petrolifera richiede enormi investimenti iniziali di capitale, e dato che l'estrazione petrolifera è troppo costosa per essere redditizia se la terra e la forza lavoro venissero pagati onestamente, le economie basate sul petrolio come quella dell'Arabia Saudita tendono a essere costruite su immense disuguaglianze. Mentre le élite locali si associano con società multinazionali e governi stranieri, “l'imperialismo culturale” tende a sostituire le tradizionali abitudini di vita con altre modellate su uno stile di vita occidentale e consumistico. Nel tentativo di mantenere il potere, l'istituzione saudita, bloccata tra la pressione statunitense e una popolazione ribelle, ha diretto i propri investimenti fuori degli Stati Uniti e si è mostrata indecisa nell’accettare la guerra in Iraq.
Fonte: Project Underground

Quanto scritto è solamente una breve sintesi dei danni dovuti agli sporchi affari, alle speculazioni e all’utilizzo del petrolio. È naturale chiedersi cosa ci attende nel futuro. Il XXI secolo si presenta con alcune previsioni certe: le riserve di combustibili fossili si andranno progressivamente esaurendo; crescerà l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo (oltre che degli alimenti); i cambiamenti climatici e i fenomeni meteorologici estremi si accentueranno; scoppieranno conflitti qualora non siano stati stipulati preventivamente specifici accordi mondiali sull’utilizzo delle risorse e, soprattutto, non si decida di passare a “
tutto energia rinnovabile” visto che, contrariamente alle menzogne di certi gruppi di potere politico - finanziario di sfruttamento globale, è sicuramente possibile se lo si vuole.
Sappiamo bene che sulla geosfera l’ossigeno, l’acqua, le aree verdi, le materie prime e tutte le altre risorse sono limitate. Questa consapevolezza orienta la freccia dell’evoluzione verso una serie di mete molto importanti ai fin di uno sviluppo globale, equo, sostenibile.
Incapaci di futuro, secondo la definizione del Wuppertal Institute, l’istituto tedesco di ricerca sul clima, l’ambiente e l’energia, siamo diventati vittime di quella che il neurologo Robert Ornstein e il biologo Paul Erlich definiscono la “sindrome della rana bollita”. Una rana, messa in una pentola d’acqua, che viene lentamente scaldata, non è in grado di riconoscere il graduale, ma letale cambiamento. Allo stesso modo, la nostra società del “benessere” sembra incapace di rendersi conto delle conseguenze autodistruttive dell’attuale modello di sviluppo.

La tendenza della società a svendere a pezzetti l’ecosfera per soddisfare i propri desideri immediati è l’equivalente psicologico del fuoco sotto la pentola della rana”, spiega Wackernagel.

Il problema è che la modernizzazione ci separa in senso spaziale, ma anche psicologico dalla Terra. I cittadini del mondo industrializzato soffrono di una forma di cecità ecologica collettiva che riduce la loro capacità di percepire collettivamente quei legami con gli ecosistemi dai quali pure siamo sostenuti. In più sono ‘disaffezionati’ al loro ambiente, e non ne hanno cura. Noi abitanti della Terra sembriamo affetti da una sorta di Apartheid mentale, che ha eretto un’imponente barriera psicologica tra l’uomo moderno e il resto della realtà.
La nostra tendenza a ‘sentirci fuori dal problema’ appare evidente nella resistenza che opponiamo all’idea che il genere umano sia solo una delle moltissime specie che occupano il pianeta.

Cartesio ipotizzava che l’intero mondo materiale esistesse solo per essere conosciuto, manipolato e sfruttato dagli uomini.

La sostenibilità invece richiede la percezione profonda che il destino dell’ecosfera si identifica col destino dell’essere umano. Noi non abbiamo un corpo, noi siamo corpo; noi non siamo “circondati” dall’ambiente, siamo parte integrante dell’ecosfera
”.



Investire sull’ambiente è necessario per sopravvivere

Abbiamo una ed una sola astronave, che ha le caratteristiche adatte per la vita raggiunta dopo milioni di anni di evoluzione.
La rapida evoluzione dell’uomo al 1850 in poi, con la cosiddetta “
Rivoluzione Industriale”, con lo sfruttamento del carbone, poi del petrolio, e poi ancora del metano, nonché con le deforestazioni sistematiche, la scomparsa della biodiversità, la contaminazione dell’atmosfera, delle acque sia superficiali che delle falde, stanno minacciando la sopravvivenza dell’uomo. ..
L’uomo sta sconvolgendo gli equilibri della natura, che potrebbe avere una crisi di rigetto nei confronti dell’uomo, riconoscendola come specie infestante, una minaccia per tutto il sistema, per la biosfera, per GAIA.
Questa astronave è sempre più affollata, l’equipaggio è sempre più energivoro, l’aria è sempre più viziata…

  • Non abbiamo altri pianeti, investire per la salvaguardia dell’ambiente è necessario per la sopravvivenza dell’umanità.


  • Essere in un ambiente limitato, con capacità di riassorbimento non infinte, come quello di un’astronave implica delle regole da adottare per garantire una qualità della vita accettabile, nonchè la stessa sopravvivenza della specie umana.


  • Moderazione nei consumi (acqua, legname, energia, risorse, territorio, ecc…).


  • Una volontaria condivisione delle risorse, regolata da leggi internazionali.


  • Risoluzione dei problemi economici in base a principi equi, “veramente” globali, sostenibili ed etici.


  • L’equipaggio dell’astronave è l’umanità, unica e indivisibile.


L’equipaggio, l’umanità, deve avere riconoscimento sociale, politico e giuridico. Occorre una “testa”, un centro di coordinamento, ed un “cuore”, che dia impulsi vitalizzanti a tutta l’organizzazione umana. Le risorse dell’astronave non sono beni delle nazioni che le detengono, ma di tutto l’equipaggio, ovvero di tutta l’umanità. L’umanità deve avere riconoscimento sociale, politico e giuridico.



Figura: immissione in rete dell'energia prodotta dalle fonti rinnovabili (Fonte TREC).